ANTOLOGIA PIANISTICA IN ALTA DEFINIZIONE

La Frescobalda F 3.32

 

 
Frescobaldi, Girolamo

(1583 - 1643) 

 

 

"Aria detta la frescobalda"
Aria con variazioni F 3.32

 

           
  Aria detta la frescobalda - Aria con variazioni F 3.32  
           
  Piano:
Tullio Forlenza
           
 

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CENNI STORICI

L' "aria detta la frescobalda" compare per la prima volta nel 1627 con la pubblicazione da parte di Nicolò Bordone de:

"IL SECONDO LIBRO DI TOCCATE CANZONE VERSI D'HINNI MAGNIFICAT GAGLIARDE CORRENTI ET ALTRE PARTITE D'INTAVOLATURA DI CIMBALO ET ORGANO DI GIROLAMO FRESCOBALDI ORGANISTA IN S. PIETRO DI ROMA"

che già nel 1637 ebbe una prima ristampa ad opera dello stesso editore.

Il brano divenne famoso grazie alla trascrizione per chitarra di Andrés Segovia pubblicata nel 1939 dalla Schott Music, questa trasposizione riscosse moltissimo successo e ne permise una vasta diffusione, inizialmente soprattutto tra i chitarristi.

Andrés Segovia stesso inserì, per la prima volta in Italia, la sua versione della frescobalda in un programma di concerto, esattamente il 30 Novembre del 1960 durante un concerto della IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti) di Roma.

L'editore Ricordi nel 1952 ne aveva intanto pubblicata una versione per pianoforte pressoché identica a quella organistica, fatta eccezione per alcune piccole discrepanze con l'originale dovute ad una interpretazione più tonale della scrittura frescobaldiana.

 

(Si ringraziano il M° Giuliano Balestra ed il M° Mario D'Agosto per le preziose informazioni relative ad Andrés Segovia)

 

CARATTERISTICHE DEL BRANO

Si tratta di un brano molto noto e di indubbio interesse da diversi punti di vista, la prima caratteristica rilevante è che si tratta del primo esempio noto di "variazioni su di un tema originale".

Fino a quel momento infatti l'arte della variazione era sempre stata collegata all'utilizzo di melodie popolari o già note, precedentemente alla pubblicazione di questo brano, non si ha notizia di un compositore che abbia scritto un tema proprio, per il solo gusto di variarlo.

Da questa particolarità deriva probabilmente l'appellativo "frescobalda", sinteticamente: aria di Frescobaldi.

La seconda caratteristica interessante consiste nella mescolanza di variazioni di carattere più polifonico con altre in movimento di danza, originando così una commistione tra la variazione e la suite.

Le parti del brano son cinque, siglate in tal modo dal compositore stesso:

 

Prima parte   (Aria)
          
Seconda parte
  (Variazione)
     
Terza parte   Gagliarda
     
Quarta parte   (Variazione)
     
Quinta parte   Corrente
     

 

NOTE ALL'ESECUZIONE

Le scelte da fare quando si affronta un brano come l' "aria detta la frescobalda" riguardano molti aspetti del suonare pianistico; in primo luogo va tenuto conto che non si tratta di un brano concepito per il pianoforte bensì per l'organo e, ben sapendo che non potremo mai produrne un'imitazione valida con il nostro strumento, dobbiamo avere sempre presenti quali siano le sonorità cui il brano era stato destinato.

In secondo luogo, l'altro aspetto importante è la conoscenza delle danze rinascimentali e barocche, che deve servire come base fondamentale per poter scegliere in modo abbastanza corretto le velocità e le dinamiche.

Nel brano sono inoltre presenti sezioni melodiche e polifoniche in cui si deve privilegiare la loro comprensibilità e la cantabilità, così cara al Frescobaldi compositore e tastierista.

Fatta questa premessa, nell'aria iniziale ho cercato di far emergere non solo la cantabilità ma anche la tensione ritmica presente nel tema, solo appena sottesa, per mettere dall'inizio in risalto la doppia natura delle variazioni che seguono.

La prima delle variazioni ho scelto di suonarla in tempo moderato e con una certa morbidità di suono che ne permettesse una facile comprensione dei contrappunti.

Ho quindi pensato di eseguire la seconda variazione, ovvero la prima delle due danze, in tempo più mosso e con spiccato carattere ritmico, come indicato nelle varie descrizioni della Gagliarda, descrizioni che sottolineano la presenza di veri e proprio salti dei ballerini collocati nei collegamenti tra le diverse battute.

Ancora un movimento moderato, ma lievemente più scorrevole per la terza variazione, di carattere melodico e polifonico, questa volta con qualche maggiore rallentando nelle chiusure di frase, compatibilmente con le regole frescobaldiane per l'esecuzione dei suoi brani e riportate più in basso.

Ultima variazione e seconda danza, la corrente, qui di tipo francese, cui ho voluto dare ancora un carattere spiccatamente ritmico, scorrevole e deciso.

Ultima scelta personale, considerata l'origine organistica del brano, è stata quella di collocare questa esecuzione in un ambiente acustico ampio, per garantire il sostegno e la durata delle diverse armonie che si avvicendano durante il brano.

 

Riporto in basso le indicazioni frescobaldiane relative all'esecuzione dei suoi brani, così come pubblicate da Nicolò Bordone nell'edizione del 1637 del:

"SECONDO LIBRO DI TOCCATE CANZONE VERSI D'HINNI MAGNIFICAT GAGLIARDE CORRENTI ET ALTRE PARTITE D'INTAVOLATURA DI CIMBALO ET ORGANO"

 

[AL LETTORE

Havendo io conosciuto quanto accetta sia la maniera di sonare con affetti cantabili e con diversità, di passi, mi è paruto dimostrarmelo altrettanto favorevole, quanto affettionato con queste mie deboli fatiche, presentandole in istampa con gli infrascritti avvertimenti; protestando ch'io preferisco il merito altrui, ed osservo il valor di ciascheduno e gradiscasi l'affetto con cui l'espongo allo studioso, è cortese Lettore.

I - Primieramente che non dee questo modo di sonare stare soggetto à battuta; come veggiamo usarsi nei Madrigali moderni, i quali quantunque difficili si agevolano per mezzo della battuta portandola hor languida, hor veloce, è sostenendola etiandio in aria, secondo i loro affetti, ò senso delle parole.

II - Nelle toccate ho havuta consideratione non solo che siano copiose di passi diversi, et di affetti; ma che anche si possa ciascuno di essi passi sonar separato l'uno dall'altro onde il sonatore senza obligo di finirle tutte potrà terminarle ovunque più li sarà grato.

III - Li cominciamenti delle toccate sieno fatti adagio, et arpeggiando: è così nelle ligature, ò vero durezze, come, anche nel mezzo del opera si batteranno insieme, per non lasciar voto l'lstromento: il qual battimento ripiglierassi à beneplacito di chi suona.

IV. - Nell'ultima nota così de trilli, come di passaggi di salto, ò di grado, si dee fermare ancorchè detta nota sia croma o biscroma o dissimile alla seguente; perchè tal posamento schiverà il confonder l'uno passaggio con l'altro.

V. - Le cadenze, benché sieno scritte veloce, conviene sostenerle assai; e nello accostarsi il concluder de passaggi ò cadenze si anderà sostenendo il tempo più adagio.

VI. - Il separare e concluder de passi sarà quando troverassi la consonanza insieme d'ambedue le mani scritta di minime. Quando si troverà un trillo della man destra ò, vero sinistra, e che nello stesso tempo passeggerà l'altra mano non si deve compartire a nota per nota, ma solo cercare che il trillo sia veloce, et il passaggio sia portato men velocemente et affettuoso: altrimenti farebbe confusione.

VII - Trovandosi alcun passo di crome, e di semicrome insieme a tutte e due le mani, portar si dee non troppo veloce: e quella che farà le semicrome dovrà farle alquanto puntate, cioè non la prima, ma la seconda sia col punto; è cosi tutte l'una nò, e l'altra sì.

VllI - Avanti che si facciano li passi doppi con ambedue le mani di semicrome doverassi fermar alla nota precedente, ancorchè sia vera: poi risolutamente si farà il passaggio, per tanto più fare apparire l'agilità della mano.

IX. - Nelle Partite quando si troveranno passaggi et affetti sarà bene di pigliare il tempo largo: il che osservarassi anche nelle toccate, l'altre non passeggiate si potranno sonare alquanto allegre di battuta, rimettendosi al buon gusto e fino giuditio del sonatore il guidare il tempo; nel quale consiste lo spirito, e la perfettione di questa maniera e stile di sonare.

Li Passachagli si potranno separatamente sonare, conforme à chi più piacerà, con agiustare il tempo dell'uno è altra parte, cossì delle Ciaccone.]

Tullio Forlenza